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In questa rubrica pubblichiamo attualmente
brevi stralci delle nostre pubblicazioni
che possono fornire informazioni di base all'acquariofilo.
Pur non trattandosi di una rubrica di "consigli"su
specifici problemi,
l'ampliamento di questo servizio è
sottoposto al giudizio dei lettori.
Mandateci un messaggio con i vostri suggerimenti
e richieste - vedremo di accontentarvi.
La redazione di "aquarium"
| Il decalogo
per l'acquariofilo
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare a prima vista, tenere un acquario in casa può essere veramente facile. Basta osservare poche regole fondamentali. Per sommi capi possono essere riassunte nel seguente decalogo, frutto non tanto di una qualsivoglia filosofia dell'acquariofilia, ma di una più che trentennale esperienza pratica, coronata da grandi soddisfazioni nell'allevamento e nella riproduzione di pesci e piante tropicali. 1) Scegliere la posizione adatta per l'acquario prima di acquistare la vasca. 2) Non acquistare un acquario d'acqua dolce con capacità inferiore a 30 l, a meno che si tratti di una vasca speciale destinata alla riproduzione o alla quarantena. 3) Introdurre nella vasca il giusto numero di pesci, mai sovrappopolare
l'acquario. Realizzare fin dall'inizio il giusto equilibrio tra pesci e
piante in modo da sfruttare al massimo le capacità di queste ultime
di creare un microambiente acquatico stabile e perfettamente funzionante.
4) Provvedere a un efficace filtraggio e non interromperlo, salvo che durante trattamenti con certe sostanze curative, dopodiché però il filtro va riallestito. 5) Nella scelta dei pesci tenere presente le loro esigenze vitali, la provenienza e il loro carattere. Non "mescolare" pesci aggressivi con pesci timidi, esemplari grandi con pesci piccolissimi. Non costringere pesci provenienti da acque dure a vivere in acqua tenera o viceversa. 6) Di norma non allevare un singolo pesce di una specie; acquistarne almeno una coppia o, meglio ancora, un piccolo gruppo di 4-6 esemplari. 7) Controllare regolarmente l'efficienza delle attrezzature tecniche e i principali valori chimici dell'acqua. 8) Somministrare ai pesci poco mangime (tanto, quanto viene consumato completamente in circa 3-5 minuti) preferibilmente più volte al giorno. Variare il cibo il più possibile. La percentuale dei decessi per una dieta inadeguata è decine di volte superiore a quella dovuta a malattie vere e proprie. 9) Al primo accenno di malattia osservare con maggiore attenzione i pesci e intervenire con la cura al più presto. Nella maggioranza dei casi, un intervento tempestivo, ristabilendo ottime condizioni ambientali, evita il ricorso a prodotti chimici. 10) Non "trafficare" inutilmente e in continuazione nella vasca. Più l'acquario, con le dovute manutenzioni, è lasciato tranquillo, più facilmente si instaura un equilibrio tra pesci, piante e microrganismi acquatici che permette un funzionamento perfetto per lungo tempo. Tratto da
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| Quanto costa
un acquario di barriera?
La domanda "quanto costa un acquario di barriera?" è paragonabile alla domanda "quanto costa una macchina?". Ormai esistono automobili quasi per ogni portafoglio. Lo stesso vale per un acquario di barriera, perché dimensioni e corredo tecnico sono molto variabili. Tuttavia in un acquario più piccolo con un'attrezzatura tecnica semplice certi gruppi di animali estremamente sensibili o magari molto interessanti non si potranno allevare. Inoltre, in un acquario piccolo le condizioni non sono così stabili
come in un acquario grande. Per esempio, un volume d'acqua basso si raffredderà
più rapidamente di uno più grande. Perciò un acquario
piccolo e accessoriato in maniera semplice andrà osservato con maggiore
attenzione e di certo non lo si potrà popolare con tanti pesci.
Per un principiante l'acquario più piccolo ha il pregio di essere per così dire più maneggevole dal punto di vista biologico. Un esempio: un principiante avrà maggiori difficoltà a intervenire contro un'infestazione di alghe filamentose o patinose in un acquario di 1000 l. In un acquario di 200 l, invece, si potrà eliminare lo strato di alghe una volta alla settimana impiegando molto meno tempo. Anche i costi di esercizio (corrente, sale marino, soluzioni di oligoelementi, carbone attivo ecc.) sono più ridotti per un acquario piccolo. Per un acquario grande queste spese sono talvolta enormi ed è opportuno vagliarle in maniera realistica prima di mettersi in casa un simile impianto. A seconda delle dimensioni dell'acquario, ovviamente, anche la popolazione di animali può incidere sul costo. Tuttavia in un acquario di barriera non si dovrebbero introdurre troppi coralli, perché la crescita di queste colonie di animali è straordinaria. In particolare, i generi di coralli presentati in questo libro iniziano molto rapidamente a espandersi e a riprodursi in acquario. Proprio questo rende l'acquario di barriera così interessante e coinvolgente. Chi ha un amico acquariofilo di barriera magari potrà chiedergli qualche corallo da lui riprodotto come prima popolazione per il proprio acquario. Tratto da
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| Riconoscere
le malattie dei pesci
Riconoscere la causa di una malattia dei pesci è la premessa per un trattamento di successo della stessa. Innanzi tutto si deve distinguere tra malattie dovute a un agente patogeno e malattie la cui causa è da ricercare nel pesce stesso o nel suo ambiente. A queste ultime appartengono le malattie ereditarie, le malformazioni, le intossicazioni, le ferite e l'alimentazione sbagliata. Il riconoscimento e l'eliminazione di queste cause, nella misura in cui sono possibili, vengono descritti nel capitolo 9. Più frequentemente compaiono malattie dovute ad agenti patogeni. Per agenti patogeni si intendono esseri viventi che possono causare malattie. Se i pesci presentano un comportamento anormale, si deve prima di tutto appurare se questo si manifesta in tutti i pesci, solo in una specie o in singoli individui. Se in breve tempo i sintomi compaiono in tutti i pesci o, comunque, le specie più delicate mostrano lo stesso comportamento insolito, con molta probabilità abbiamo a che fare con una intossicazione. Essa si manifesta con i sintomi più disparati. Così, durante o dopo l'azione del veleno, si possono osservare disturbi dell'equilibrio, paralisi, convulsioni, crampi, scatti per l'acquario conseguenti a stimoli minimi, urti a causa di limitate facoltà percettive, respirazione accelerata e boccheggiamento sotto la superficie dell'acqua, decolorazione, cambiamento di colore delle branchie e delle pinne, aree rossastre sul corpo, opacità biancastra della pelle o intensa secrezione di muco. Questi sintomi possono manifestarsi singolarmente ma anche combinati. A seconda del tipo di sostanza tossica, se viene eliminata la causa può verificarsi un miglioramento. Se però sui pesci ha agito un veleno potente, gli animali possono morire in conseguenza dell'avvelenamento anche successivamente in acqua priva di sostanze tossiche. Un'intossicazione si riconosce molto difficilmente se si trovano nell'acqua solo quantità minime di un veleno. I danni allora compaiono soltanto col passare del tempo. Così è stato osservato che alcuni pesci morivano per danni provocati agli organi solo a una certa età, mentre gli esemplari giovani non ne erano colpiti. A volte l'avvelenamento si manifesta soltanto con un forte aumento di diversi ectoparassiti. Malattie causate in maniera primaria da agenti patogeni raramente si diffondono in breve tempo su tutta la popolazione, se l'acquario è ben curato. Inizialmente sono colpiti sempre soltanto alcuni pesci, a meno che l'acquario non sia appena stato ripopolato con esemplari malati. L'appassionato attento si accorgerà certamente in breve tempo del comportamento insolito di singoli pesci, cosicché resta il tempo sufficiente per prendere delle contromisure. Per individuare un comportamento anomalo dei pesci come sintomo di malattia,
si dà per scontato che l'acquariofilo conosca esattamente le condizioni
di vita dei suoi ospiti quando sono sani. Chiaramente questa esperienza
può essere soltanto acquisita osservando i pesci di frequente. Cambiamenti
comportamentali da ricondurre a una malattia non devono manifestarsi necessariamente
in maniera uguale in tutte le specie ittiche.
Posizione su un fianco, disturbi dell'equilibrio, stazionamento a testa
in giù e ribaltamento indicano già danni gravi, da ricondurre
a un'infezione del cervello, della vescica natatoria, dell'organo dell'equilibrio
o che lasciano presagire lo stadio terminale di una malattia. Il rifiuto
del cibo - combinato con l'isolarsi da altri pesci, timidezza, inscurimento
dei colori, buchi nelle pinne - permette di concludere che vi siano endoparassiti
nell'intestino.
Tratto da
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