In questa rubrica pubblichiamo attualmente brevi stralci delle nostre pubblicazioni
che possono fornire informazioni di base all'acquariofilo.
Pur non trattandosi di una rubrica di "consigli"su specifici problemi,
l'ampliamento di questo servizio è sottoposto al giudizio dei lettori.
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La redazione di "aquarium"


 
 
 
Il decalogo per l'acquariofilo
Quanto costa un acquario di barriera?
Riconoscere le malattie dei pesci

 
 
 
 
Il decalogo per l'acquariofilo

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare a prima vista, tenere un acquario in casa può essere veramente facile. Basta osservare poche regole fondamentali. Per sommi capi possono essere riassunte nel seguente decalogo, frutto non tanto di una qualsivoglia filosofia dell'acquariofilia, ma di una più che trentennale esperienza pratica, coronata da grandi soddisfazioni nell'allevamento e nella riproduzione di pesci e piante tropicali. 

1) Scegliere la posizione adatta per l'acquario prima di acquistare la vasca. 

2) Non acquistare un acquario d'acqua dolce con capacità inferiore a 30 l, a meno che si tratti di una vasca speciale destinata alla riproduzione o alla quarantena. 

3) Introdurre nella vasca il giusto numero di pesci, mai sovrappopolare l'acquario. Realizzare fin dall'inizio il giusto equilibrio tra pesci e piante in modo da sfruttare al massimo le capacità di queste ultime di creare un microambiente acquatico stabile e perfettamente funzionante. 
Circa l'80% della superficie del materiale di fondo dovrebbe essere ricoperto da piante! 
Per dare una certa idea del numero di pesci da ospitare in un acquario, cerchiamo di fornire delle indicazioni che tuttavia non sono tassative. In ogni caso sarebbe meglio per il principiante introdurre qualche pesce in meno rispetto al numero che risulterebbe dai seguenti dati: un pesce lungo da 2 a 3 cm necessita di 3 l d'acqua circa; un pesce lungo da 3 a 5 cm richiede circa 5-7 l d'acqua; un pesce lungo da 5 a 8 cm ha bisogno di circa 7-10 l d'acqua; per un pesce lungo oltre 8 cm ci vogliono almeno 10-12 l d'acqua. 

4) Provvedere a un efficace filtraggio e non interromperlo, salvo che durante trattamenti con certe sostanze curative, dopodiché però il filtro va riallestito. 

5) Nella scelta dei pesci tenere presente le loro esigenze vitali, la provenienza e il loro carattere. Non "mescolare" pesci aggressivi con pesci timidi, esemplari grandi con pesci piccolissimi. Non costringere pesci provenienti da acque dure a vivere in acqua tenera o viceversa. 

6) Di norma non allevare un singolo pesce di una specie; acquistarne almeno una coppia o, meglio ancora, un piccolo gruppo di 4-6 esemplari. 

7) Controllare regolarmente l'efficienza delle attrezzature tecniche e i principali valori chimici dell'acqua. 

8) Somministrare ai pesci poco mangime (tanto, quanto viene consumato completamente in circa 3-5 minuti) preferibilmente più volte al giorno. Variare il cibo il più possibile. La percentuale dei decessi per una dieta inadeguata è decine di volte superiore a quella dovuta a malattie vere e proprie. 

9) Al primo accenno di malattia osservare con maggiore attenzione i pesci e intervenire con la cura al più presto. Nella maggioranza dei casi, un intervento tempestivo, ristabilendo ottime condizioni ambientali, evita il ricorso a prodotti chimici. 

10) Non "trafficare" inutilmente e in continuazione nella vasca. Più l'acquario, con le dovute manutenzioni, è lasciato tranquillo, più facilmente si instaura un equilibrio tra pesci, piante e microrganismi acquatici che permette un funzionamento perfetto per lungo tempo. 

Tratto da 
H. de Jong "Tutto acquario - L'acquario d'acqua dolce: la tecnica, la chimica, le piante, i pesci" 
 


 
 
 
 
Quanto costa un acquario di barriera?

La domanda "quanto costa un acquario di barriera?" è paragonabile alla domanda "quanto costa una macchina?". Ormai esistono automobili quasi per ogni portafoglio. Lo stesso vale per un acquario di barriera, perché dimensioni e corredo tecnico sono molto variabili. Tuttavia in un acquario più piccolo con un'attrezzatura tecnica semplice certi gruppi di animali estremamente sensibili o magari molto interessanti non si potranno allevare. 

Inoltre, in un acquario piccolo le condizioni non sono così stabili come in un acquario grande. Per esempio, un volume d'acqua basso si raffredderà più rapidamente di uno più grande. Perciò un acquario piccolo e accessoriato in maniera semplice andrà osservato con maggiore attenzione e di certo non lo si potrà popolare con tanti pesci. 
Eppure un bell'acquario di barriera non deve affatto avere un volume di svariate centinaia di litri. Numerosi piccoli o piccolissimi acquari di barriera che ho avuto occasione di vedere negli Stati Uniti, in Canada e in altri Paesi, dimostrano che anche con un impegno minimo si può allestire e condurre con successo uno stupendo acquario di barriera. Tuttavia è importante non rinunciare semplicemente alle apparecchiature di controllo e di regolazione bensì sostituirle con un occhio vigile e una certa sensibilità e popolare un acquario tecnicamente semplice con organismi indicati per questo tipo di ambiente. 

Per un principiante l'acquario più piccolo ha il pregio di essere per così dire più maneggevole dal punto di vista biologico. Un esempio: un principiante avrà maggiori difficoltà a intervenire contro un'infestazione di alghe filamentose o patinose in un acquario di 1000 l. In un acquario di 200 l, invece, si potrà eliminare lo strato di alghe una volta alla settimana impiegando molto meno tempo. Anche i costi di esercizio (corrente, sale marino, soluzioni di oligoelementi, carbone attivo ecc.) sono più ridotti per un acquario piccolo. Per un acquario grande queste spese sono talvolta enormi ed è opportuno vagliarle in maniera realistica prima di mettersi in casa un simile impianto. 

A seconda delle dimensioni dell'acquario, ovviamente, anche la popolazione di animali può incidere sul costo. Tuttavia in un acquario di barriera non si dovrebbero introdurre troppi coralli, perché la crescita di queste colonie di animali è straordinaria. In particolare, i generi di coralli presentati in questo libro iniziano molto rapidamente a espandersi e a riprodursi in acquario. Proprio questo rende l'acquario di barriera così interessante e coinvolgente. Chi ha un amico acquariofilo di barriera magari potrà chiedergli qualche corallo da lui riprodotto come prima popolazione per il proprio acquario. 

Tratto da
Daniel Knop in 
"Nozioni per l'acquario di barriera -Tecnologia facile - Invertebrati di sicuro allevamento" 
 


 
 
 
 
Riconoscere le malattie dei pesci

Riconoscere la causa di una malattia dei pesci è la premessa per un trattamento di successo della stessa. Innanzi tutto si deve distinguere tra malattie dovute a un agente patogeno e malattie la cui causa è da ricercare nel pesce stesso o nel suo ambiente. A queste ultime appartengono le malattie ereditarie, le malformazioni, le intossicazioni, le ferite e l'alimentazione sbagliata. Il riconoscimento e l'eliminazione di queste cause, nella misura in cui sono possibili, vengono descritti nel capitolo 9. Più frequentemente compaiono malattie dovute ad agenti patogeni. Per agenti patogeni si intendono esseri viventi che possono causare malattie. 

Se i pesci presentano un comportamento anormale, si deve prima di tutto appurare se questo si manifesta in tutti i pesci, solo in una specie o in singoli individui. Se in breve tempo i sintomi compaiono in tutti i pesci o, comunque, le specie più delicate mostrano lo stesso comportamento insolito, con molta probabilità abbiamo a che fare con una intossicazione. Essa si manifesta con i sintomi più disparati. Così, durante o dopo l'azione del veleno, si possono osservare disturbi dell'equilibrio, paralisi, convulsioni, crampi, scatti per l'acquario conseguenti a stimoli minimi, urti a causa di limitate facoltà percettive, respirazione accelerata e boccheggiamento sotto la superficie dell'acqua, decolorazione, cambiamento di colore delle branchie e delle pinne, aree rossastre sul corpo, opacità biancastra della pelle o intensa secrezione di muco. Questi sintomi possono manifestarsi singolarmente ma anche combinati. A seconda del tipo di sostanza tossica, se viene eliminata la causa può verificarsi un miglioramento. Se però sui pesci ha agito un veleno potente, gli animali possono morire in conseguenza dell'avvelenamento anche successivamente in acqua priva di sostanze tossiche. 

Un'intossicazione si riconosce molto difficilmente se si trovano nell'acqua solo quantità minime di un veleno. I danni allora compaiono soltanto col passare del tempo. Così è stato osservato che alcuni pesci morivano per danni provocati agli organi solo a una certa età, mentre gli esemplari giovani non ne erano colpiti. A volte l'avvelenamento si manifesta soltanto con un forte aumento di diversi ectoparassiti. Malattie causate in maniera primaria da agenti patogeni raramente si diffondono in breve tempo su tutta la popolazione, se l'acquario è ben curato. Inizialmente sono colpiti sempre soltanto alcuni pesci, a meno che l'acquario non sia appena stato ripopolato con esemplari malati. L'appassionato attento si accorgerà certamente in breve tempo del comportamento insolito di singoli pesci, cosicché resta il tempo sufficiente per prendere delle contromisure. 

Per individuare un comportamento anomalo dei pesci come sintomo di malattia, si dà per scontato che l'acquariofilo conosca esattamente le condizioni di vita dei suoi ospiti quando sono sani. Chiaramente questa esperienza può essere soltanto acquisita osservando i pesci di frequente. Cambiamenti comportamentali da ricondurre a una malattia non devono manifestarsi necessariamente in maniera uguale in tutte le specie ittiche. 
Allo stesso modo, non è possibile individuare una determinata malattia in base a un comportamento mutato, dato che molte cause possono portare all'identica anomalia comportamentale. Così il nuoto barcollante, colori sbiaditi o inscuriti nonché pinne raccolte sono segni di debolezza ed estremo malessere che, a loro volta, indicano forse un danno interno. Possono esserne causa anche un valore di pH estremamente basso o elevato, il calore, il freddo e la carenza di ossigeno. 

Posizione su un fianco, disturbi dell'equilibrio, stazionamento a testa in giù e ribaltamento indicano già danni gravi, da ricondurre a un'infezione del cervello, della vescica natatoria, dell'organo dell'equilibrio o che lasciano presagire lo stadio terminale di una malattia. Il rifiuto del cibo - combinato con l'isolarsi da altri pesci, timidezza, inscurimento dei colori, buchi nelle pinne - permette di concludere che vi siano endoparassiti nell'intestino. 
Se un pesce non presenta alcuna reazione ed è estremamente lento, è possibile che soffra di emoflagellati. Le infezioni batteriche dei vari organi interni comportano inerzia, sbiadimento dei colori, isolamento dal branco, inscurimento della colorazione, rifiuto del cibo, ano infiammato, feci mucillaginose, a volte respirazione accelerata e branchie pallide. Se i pesci si strofinano contro gli oggetti decorativi o le piante e muovono a scatti le pinne oppure le raccolgono, allora sono colpiti da ectoparassiti. Opercoli branchiali sollevati, con sfregamenti e frequente, rapida protrusione della bocca sono spesso da ricondurre ad un attacco di vermi parassiti delle branchie. Al contrario, la respirazione rapida non è un sicuro indizio di vermi alle branchie. La causa può essere anche una sostanza tossica nell'acqua, carenza di ossigeno, valore di pH errato, o un altro fattore che provochi stress. 

Tratto da 
Dieter Untergasser "Malattie dei pesci d'acquario - Diagnosi e trattamento"